ENOTECA REGIONALE "COLLINE DEL MOSCATO"

Un vino testimone del proprio territorio

Il Paese del Partigiano Johnny

«Oltre Mango, stava il vero Sinai delle creste collinari, una vasta loneliness con nessuna vita civile in cresta e appena qualche disperato casale nelle pieghe di qualche vallone. La notte era completa, il sentiero invisibile sotto i piedi tentanti, e un vento sinistro, come nascente da un cimitero di collina, soffiava a strappi, e nel suo calo l’intera atmosfera crocchiava, come per una frizione dei suoi stessi strati di gelo. Solo i cani di guardia dei casali a mezzacosta, fiutando il loro soprano passaggio, latravano brevi e irosi, coi loro padroni che certo li maledicevano e gli promettevano morte per quel deprecato e forse fatale indizio di vita»

Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny

Mango ebbe un posto speciale nel cuore di Fenoglio. Fu all’ombra del suo Castello che lo scrittore di Alba crebbe come uomo e come narratore, compiendo la sua “Resistenza” affrontando il nazifascismo sotto la bandiera delle Formazioni Autonome. Nel 1944, dopo una disastrosa parentesi nelle fila dei partigiani garibaldine, Fenoglio maturò la convinzione di unirsi ai combattenti capitanati da Enrico Martini Mauri (“Lampus”) e di Pietro Balbo (“Nord”), che proprio a Mango avevano una divisione sotto il comando di Piero Ghiacci (l’amico “Pierre”).

Mango diventa così uno dei paesi che Fenoglio cita più frequentemente, specie ne Il partigiano Johnny, in Una questione privata, negli Appunti partigiani e in altri racconti. Luoghi come l’osteria (diventata poi Albergo Italia) la casa del medico, il peso pubblico, il cimitero, la chiesa, la farmacia, il borgo dei Battuti, il campanile, le piazzette e le strade sotto il Castello diventano non solo il teatro delle vicende della Resistenza partigiana, a volte tragica e dolorosa, ma altre volte sono il setting perfetto per scene più serene, borghesi, dove il paesaggio diventa un tutt’uno con i personaggi, intrecciandosi alle loro emozioni e dipingendo attraverso la natura - come solo Fenoglio sa fare – le sfumature dell’animo umano.

Fenoglio tornò più volte a Mango dopo la guerra, in una sorta di pellegrinaggio laico della memoria. A un anno dalla morte partecipò al convegno di poesia vernacola che si tenne nel 1962, e qui ebbe modo di conoscere un altro poeta cantore della terra di Langa, Oreste Gallina.

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