ENOTECA REGIONALE "COLLINE DEL MOSCATO"

Un vino testimone del proprio territorio

Percorsi Pavesiani

«Io sono un uomo molto ambizioso e lasciai da giovane il mio paese, con l’idea fissa di diventare qualcuno. Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango, ma lo attraversa lo stradone principale dove giocavo da bambino. Siccome – ripeto – sono ambizioso, volevo girar tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi e dire alla presenza di tutti: “ Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene, io vengo di là”»

Cesare Pavese, da Racconti, vol. II, "La Langa”

Santo Stefano Belbo non fu solo il luogo natìo di Cesare Pavese, ma il centro del suo mondo, il luogo “mito” della sua poesia. Fu il posto speciale da cui proveniva e quello a cui sempre avrebbe voluto tornare. Fu il paese che ci «vuole», il nido familiare da cui spiccare il volo verso le avventure della vita.

A Santo Stefano Belbo Cesare Pavese trascorse la sua infanzia, legando alle strade, alle colline e ai personaggi che lo abitavano la spensieratezza e le illusioni tipiche di un animo giovane e inquieto. Fu così che, nell’opera dello scrittore maturo, il paese divenne uno dei simboli del suo contrasto interiore: quello che contrapponeva il Pavese cittadino alle sue umili origini; lo scrittore e il poeta di successo alla prosaicità della vita di campagna. Contrasto che, nella sua massima forma, esplode nel capolavoro La luna e i falò all’interno del dialogo tra Anguilla e Nuto, personaggi chiave di tutta l’opera e l’esistenza pavesiana.

Per rendere accessibile a tutti la conoscenza dei luoghi dello scrittore, il Comune di Santo Stefano Belbo e la Fondazione Caesare Pavese hanno raccolto alcuni itinerari di facile percorrenza. Sono tragitti che non solo conducono alla casa natale di Pavese e al famoso laboratorio di Nuto, ma permettono di immergersi nel mito della poesia pavesiana, direttamente alle sue fonti.

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