Alla fine del 1700 la prestigiosa Società di Agricoltura di Torino indicava
il Moscato come uno dei vitigni piemontesi in grado di produrre i vini più
pregiati.
Con il 1800, un secolo importante per l'evoluzione delle conoscenze viticole
ed enologiche, questo antico vitigno ampliò ancora la sua storia per
diventare un protagonista della nuova enologia piemontese.
A partire da quegli anni, Canelli e Asti diventarono le città simb
olo del Moscato. La prima si caratterizzò come capitale storica del
Moscato bianco coltivato in Piemonte, ampiamente noto proprio come "Moscato
bianco di CanellI". Asti, città dalle forti radici enologiche,
sede di importanti manifestazioni, di fiere, centro di commerci e di studi
sul vino, divenne l'altro punto di riferimento per il Moscato. È questa
città che anche oggi accorda al marchio di tutela il proprio nome e
l'immagine del suo patrono, San Secondo a cavallo.
Verso la fine del 1800, in Piemonte, la produzione di uva Moscato si aggirava
intorno ai 148.000 quintali. Canelli costituiva la principale area di coltivazione,
con una produzione di 72.000 quintali. Era seguita da Santo Stefano Belbo,
Calosso, Strevi, Castiglione Tinella, Acqui Terme e Rcaldone. La tradizionale
vocazione al Moscato è rimasta costante in questi paesi. Alla fine
del 1800 iniziò una significativa produzione di vino spumante rifermentato
in bottiglia, ottenuto partendo dal Moscato.
A questo punto il Moscato bianco, a seconda del tipo di vinificazione impiegato, diventò punto di partenza per due importanti percorsi. Da un lato portò alla nascita dell'industria enologica piemontese, dando vita all'Asti, il vino spumante aromatico più diffuso nel mondo. Grandi ditte spumantiere piemontesi legarono a questo prodotto la loro fama e il loro successo internazionale. L'altra via seguita dal Moscato bianco si identificò con una tipologia di vino delicatamente profumato, a leggera effervescenza, prodotto da piccole o medie aziende e distinto dalla denominazione Moscato d'Asti.
Il Moscato Bianco è stato anche il vitigno di partenza per ottenere
uno dei primi vini tipici legalmente riconosciuti, con le tipologie Moscato
d'Asti spumante e Moscato d'Asti. Questi furono tra i primi vini ad essere
tutelati da un Consorzio. Il Consorzio di Tutela dell'Asti fu infatti costituito
il 17 dicembre 1932 e il suo riconoscimento ufficiale avvenne nel 1934.
Nel 1963 vennero emanate le norme per la tutela delle denominazioni di origine
dei mosti e dei vini. A partire da quella data in Piemonte si ottennero le
prime Denominazioni di Origine Controllata. Su quei presupposti il Consorzio
per la Tutela dell'Asti iniziò la propria azione volta ad ottenere
la doc. L'obiettivo fu ragiunto nel 1967.
Un'altra tappa molto importante fu lo studio di accordi normativi ed economici
per definire tra viticoltori, trasformatori e imbottigliatori una struttura
interprofessionale stabile.
Un primo significativo traguardo venne raggiunto nel 1979. Fu allora che la
Regione Piemonte siglò il rimo accordo interprofessionale di questo
tipo attivato in Italia.
Operatori agricoli, cantine sociali. industriali spumantieri stabilirono delle
norme da rispettare durante tutto l'arco produttivo, dall'impianto dei vigneti,
alle strutture di spumantizzazione, alla promozione e alla tutela del prodotto
finito. Si stabilì anche la contrattazione annuale del prezzo dell'uva,
da determinare ogni volta a seconda dei parametri qualitativi, quantitativi
e commerciali.
Dopo 26 anni di doc, a aprtire dal primo febbraio 1994, è entrata in
virgore la Denominazione di Origine Controllata e Garantita: "Asti".
Nella d.o.c.g. "Asti" entrano l'Asti spumante fermentato in autoclave
o in bottiglia e il Moscato d'Asti tappo raso.
Trattandosi di tipologie di prodotto con caratteristiche produttive diverse,
il Consorzio di Tutela ha costituito al suo interno uno specifico Consiglio
del Moscato d'Asti.
I successi del Moscato d'Asti continuano ad ampliarsi. La sua immagine è
fortemente caratterizzata dal legame stretto con le colline, con le piccole
realtà produttive ben identificate, impegnate ad ottenere livelli qualitativi
molto elevati.
Confrontadosi costantemente con le vicende sociali, economiche e di costume, dopo lunghi secoli di storia, il Moscato bianco continua ad essere un vitigno di riferimento per la viticoltura e l'enologia del Piemonte.