Il Moscato bianco è uno dei vitigni più importanti nella sotria
enologica del Piemonte. Come vitigno e come vino, con il trascorrere dei secoli,
ha condiviso e condivide l'evoluzione della vita sociale, politica, economica
della regione subalpina.
Il mondo dei Moscati è molto grande ed ha una storia affascinante. Quando ci si riferisce all'insieme di questa categoria di vitigni, si deve parlare di Moscati e non semplicemente di Moscato, perchè questo nome designa un'ampia famiglia di uve accomunate da una parentela genetica e dalla caratteristica di possedere una particolare valenza aromatica. La parola "Moscato" evoca proprio questa specifica proprietà organolettica.
Le uve che appargengono alla famiglia dei Moscati hanno tra loro somiglianze più o meno strette, presentano colori diversi e sono indicate per il consumo fresco, per l'essicazione, per la vinificazione, oppure mostrano contemporaneamente queste varie attitudini.
Tre nuclei originari sarebbero all'origne dei gruppi varietali che entrano nella categoria dei Moscati: il Moscato bianco, il Moscato di Alessandria, il Moscato giallo. L'origine di questi vitigni è antica, come è antica la loro diffusione nel bacino del Mediterraneo. In quest'ampia area, la varietà maggiormente diffusa è il Moscato bianco.
In Italia gli ettari complessivi dedicati a questo vitigno sono 13.500. Il Piemonte è la regione italiana dove è più estesa la sua coltivazione. Le colline piemontesi, da sole, ne ospitano infatti ben 9900 ettari.
Le caratteristiche organolettiche
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